Intervento in Aula del 21 luglio 2008

Grazie Presidente,
Onorevoli colleghi con un’accellerazione davvero straordinaria,che rincuora i più strenui difensori del bicameralismo perfetto, ci troviamo oggi all’ordine del giorno, per la sua approvazione definitiva, il disegno di legge n. 903 recante “Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello stato”. E’ utile forse ricordare che tale sospensione opera automaticamente per il semplice fatto della coincidenza delle condizioni di imputato e di titolare di una delle cariche indicate dal primo comma. E giova forse anche sottolineare che la sospensione di cui si tratta verrà applicata a tutte le fattispecie di reato, indipendentemente dalla loro natura o gravità. Si applicherebbe persino nella circostanza in cui il beneficiario fosse colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza. Ed infine la sospensione opera anche verso quei processi penali avviati per fatti antecedenti all’assunzione della carica prescindendo quindi dalla funzione pro-tempore svolta. Si tratta quindi di un provvedimento che istituisce un’immunità (in riferimento peraltro a cariche così diverse tra loro per requisiti soggettivi, per procedura di elezione, per responsabilità politico-istituzionali) così vasta che non conosce paragone in nessun’altra democrazia occidentale. Si è portato come esempio la Francia trascurando la circostanza che tale Nazione è incardinata su di un sistema di Repubblica presidenziale ad elezione diretta. Nel nostro Paese siamo invece di fronte, come è stato autorevolmente sostenuto, al sorgere di una visione neo-assolutistica della politica che spinge all’ampliamento dei principi di irresponsabilità dei soggetti politici, provocando di fatto una modifica dell’equilibrio del nostro sistema costituzionale. L’espulsione dal nostro ordinamento dell’espressione del voto di preferenza per le elezioni politiche nazionali, ed ora paventate per quelle europee, rappresenta un indizio convergente in ordine alla sussistenza di tale visione neo-assolutistica. Dovremmo infatti riflettere bene sulle variazioni, e sui loro effetti, apportate, a costituzione invariata, dalla così detta democrazia maggioritaria nel nostro sistema istituzionale. Non a caso Leopoldo Elia definì efficacemente “premierato assoluto” quella proposta di cambiamento della forma di governo, fortunatamente affossata dal referendum popolare, che formalmente e sostanzialmente veniva a modificare l’impianto della nostra Costituzione nei suoi principi ispiratori. Siamo quindi di fronte con questa legge ad una forzatura istituzionale e costituzionale, ad una riforma che per tempi, modi, contenuti risulta incomprensibile a gran parte dell’opinione pubblica. Non crediamo infatti che, sicuramente non le priorità, ma nemmeno le attese della nostra comunità nazionale fossero e siano orientate in questa direzione e che, tanto meno, tali attese contemplassero la reintroduzione di meccanismi di immunità e di impunità per i rappresentanti della sovranità popolare. C’era piuttosto parso di capire che le aspettative andassero e vadano tuttora verso una riduzione dei supposti o reali privilegi non comunque in direzione di una loro estensione, volgendo quindi alla politica la richiesta di mettere in campo le condizioni per un tentativo di riconciliazione e di ricomposizione di quel rapporto tra la rappresentanza parlamentare e i cittadini, oggetto di una lunga serie di considerazioni ed analisi intorno alla sua adeguatezza al fine di comprendere gli interessi del Paese e darvi quindi risposta. Così come c’era parso di intuire che il tema della sicurezza, di fatto e simbolicamente collocato in lista d’attesa dopo l’approvazione del provvedimento de quo, dovesse essere riferito ai tanti che da tempo, per responsabilità di certo anche nostre, attendono segnali di svolta e di cambiamento rispetto alle politiche di governo in materia. Non avremmo di certo ipotizzato che, per tale tema le priorità su cui impegnare e stressare l’intero Parlamento non fossero riferibili a quelle di molti ma venissero tradotte nella messa in sicurezza di uno solo. Evidentemente non sono le stesse priorità che noi avevamo ed abbiamo nella nostra agenda, nei nostri intendimenti, nelle nostre proposte.

Senatore Guido Galperti

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